Fabbrica di ingranaggi

IL NOSTRO SISTEMA SCOLASTICO E’ UNA FABBRICA DI INGRANAGGI

Nella società moderna, che è una società-macchina, il sistema scolastico e universitario funge da fabbrica di ingranaggi. Se questo è il ruolo che silenziosamente ma efficacemente l’istruzione oggi ricopre nelle nostre vite, riuscire a vedere con nitidezza quanto questo sia vero richiede di abbandonare in senso critico la chiave di lettura della società che il sistema scolastico stesso, in funzione autoconservativa, propone nei propri programmi di insegnamento.

In una società organizzata statualmente, quando è virtuosa, l’istruzione statale rappresenta un servizio pubblico indispensabile per la conservazione dell’intero impianto democratico, che integra e arricchisce una trasmissione di valori che avviene innanzitutto e soprattutto a livello familiare.
In primo luogo, tramite l’insegnamento, al cittadino vengono trasmessi gli strumenti cognitivi e culturali necessari a sviluppare l’attitudine al pensiero critico e creativo: in questo modo, forma individui mentalmente emancipati e attenti, che siano in grado di leggere criticamente la realtà in cui vivono e saperne vedere possibili alternative.
Su un piano ulteriore, questi stessi insegnamenti accrescono il cittadino nella consapevolezza profonda della propria libertà, innanzitutto nelle sue componenti fondative di libertà di pensiero e libertà personale: egli comprende così che queste sono facoltà originarie e naturali che possiede, a livello esistenziale e poi giuridico, innanzitutto nei confronti dell’organizzazione statale.
Questa emancipazione insomma trasforma l’individuo in cittadino e lo inserisce all’interno della vita politica attiva del paese, in modo tale che i valori su cui esso si fonda non siano dimenticati ma preservati. Ecco perché si può dire che l’istruzione sia la garanzia prima e fondamentale di tenuta dell’impianto democratico: sono i cittadini a fare la democrazia, ed essa si mantiene nella misura in cui i suoi valori restano saldi nel cuore di chi ne fa parte.
Se viene a mancare la coscienza dei cittadini, tutte le altre garanzie costituzionali diventano inutili gusci vuoti, che il potere può utilizzare incontrastato come maschera del proprio arbitrio.

Nella società in cui viviamo, l’istruzione svolge in effetti un ruolo totalmente diverso da quello di garanzia.
Se formalmente il sistema scolastico e universitario sono concepiti come servizi pubblici a nostro beneficio, e come diritti che ci devono essere garantiti, in realtà essi sono per prima cosa strumenti che lo stato utilizza al fine di organizzare la società che ha sotto il suo controllo. Ciò non significa che per forza l’organizzazione non sia poi in linea di fatto predisposta in modo da favorire anche i bisogni dell’individuo: l’osservazione significativa è però che il sistema scolastico è uno strumento statale, non individuale. Chi possiede l’istruzione, possiede lo strumento attraverso cui tutti i consociati del paese vengono formati fin dall’età di sei anni, e anche prima. Possiede in breve la mente delle persone, e il potere di conformarle in un certo modo piuttosto che in un altro, di fornire una certa lettura della realtà piuttosto che un’altra. E questa attività di erogazione viene compiuta non allo scopo di emancipare l’individuo dal sistema, ma di prepararlo a inserirsi nel sistema, quello lavorativo e sociale vigente.
Non è un caso se negli stati autoritari le percentuali di alfabetizzazione e scolarizzazione siano altissime, e se l’alfabetizzazione e scolarizzazione delle masse sia storicamente un punto fondamentale dell’agenda politica di tutti gli stati moderni.
Questo significa dire che il sistema scolastico è oggi una fabbrica di ingranaggi, che mina la democrazia proprio nelle sue fondamenta.

La differenza tra il primo e il secondo modello è molto sottile, e dire che oggi l’istruzione rispecchia il secondo e non il primo richiede una attenta analisi del modo in cui le cose vengono insegnate nelle nostre scuole e università. Un esempio può essere quello dei vari progetti educativi che sempre più spesso vengono inseriti durante l’anno scolastico fin dai primi anni delle elementari.
Le varie educazioni alla cittadinanza, all’affettività, alla tutela ambientale, all’inclusione, mascherano, dietro a petizioni di principio lodevoli e sane, mangime ideologico: informazioni semplici e dirette, che il consumatore possa imparare a memoria e acriticamente come interpretazione preconfezionata da applicare al mondo in cui vive. Si tratta tendenzialmente di iniziative povere in varietà di contenuti, lineari, senza complessità, svilenti per chiunque sia abituato a ragionare sulle cose, che offrono schemi comportamentali di facciata che l’ingranaggio dovrà assumere per incastrarsi con tutti gli altri.
Altri segnali sono la lotta contro le materie umanistiche, la specializzazione del sapere universale in numerosi compartimenti tutti separati tra loro, la progressiva anticipazione dell’ingresso nel mondo lavorativo, l’involgarimento dell’istituzione universitaria, tradizionalmente centro autonomo di sviluppo di idee e conservazione della cultura, oggi istituzione strumentale alle logiche e necessità del mercato.

Questo non significa naturalmente che l’istruzione statale non possa oggi dare qualcosa di buono a chi la riceve: ma ciò avviene nonostante, non grazie al sistema. La speranza per le nuove generazioni sta nei tanti insegnanti capaci che resistono all’indirizzo dominante. A parte ciò, quello che di utile ci offre l’istruzione oggi è che ci rende possibile la sopravvivenza nel sistema malato a cui essa stessa è servile, nient’altro.
L’istruzione, dalle elementari all’università, svolge un’opera di progressiva erosione delle facoltà mentali originali della persona, per sostituirle con altre preconfezionate e omologanti. Ciascuno, a prescindere da attitudini, limiti e propensioni, deve prendere alla fine la forma dello stampino. Sopravvivere come esseri umani completi dopo essere passati per questo tritacarne è solo questione di solidità dei valori trasmessi in famiglia precedentemente.
Né d’altronde possiamo aspettarci che il sistema remi contro sé stesso: se lo stato incentivasse davvero l’emancipazione e l’esercizio di libertà degli individui, questi diverrebbero sul serio parte attiva del dibattito democratico, e certe evidenti follie come quella che stiamo vivendo oggi, possibile a uno stato che chiede ai suoi cittadini non partecipazione informata ma fiducia passiva (obbedienza), tornerebbero a essere fantascienza.
Spingere a un sistema di istruzione diverso significa rivendicare una società nella quale l’individuo non resti intrappolato in una catena di montaggio senza scopo, ma sia nutrito e favorito nel coltivare la propria autonomia e originalità di visione, per poterla poi offrire come arricchimento alla società democratica. Libertà del singolo e bene della collettività, in questo modo, non sono contrapposti ma vanno tendenzialmente di pari passo, in ultima analisi necessari l’una all’altro. Nel nostro contesto, possiamo allora rivendicare in piena coscienza il nostro diritto allo studio soltanto se siamo consapevoli che rivendichiamo un compromesso, in vista di una riforma più ampia e virtuosa di quella che oggi è la nostra fabbrica degli ingranaggi.

Luca Vacchiani

Una opinione su "Fabbrica di ingranaggi"

  1. Complimenti per questa analisi chiara (e direi audace), hai colpito nel segno, evidenziando una situazione che io stesso non avevo notato, pur essendo quotidianamente sotto i miei occhi le storture che questa situazione genera

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